• Non basta essere meglio della concorrenza

    EccellenzaTralasciamo gli operatori globali (per davvero), non ci interessano poi troppo, parlando qui di local.

    Tutte le imprese locali hanno un numero più o meno limitato di concorrenti. Tendenzialmente, questi concorrenti sono tutti nella stessa area, della dimensione del mercato di riferimento: che sia un quartiere, una città, uno stato.

    E la concorrenza ci spinge ad essere meglio degli altri, in modo che i clienti scelgano noi. Ma ogni volta che il mercato di riferimento è locale, questi “altri” sono un numero necessariamente limitato.

    Questo fatto può però indurre nella tentazione di essere solo migliore dei propri competitor. Questo errore viene fatto più spesso di quanto non si pensi.

    Il problema è che se i propri concorrenti locali hanno ad esempio un pessimo sito web, avere un sito web mediocre non sarà sufficiente a vincere la fiducia dei visitatori, anche se è migliore delle possibili alternative. La fiducia dei visitatori infatti non viene conquistata con la mediocrità, ma con l’eccellenza. E l’eccellenza è, per definizione, il più alto livello qualitativo raggiungibile.

    Raggiungere l’eccellenza non è ovviamente facile, e a volte non è neppure vantaggioso. Inoltre, mantenere l’eccellenza è un processo continuo, sempre. Ma è chiaro che bisogna comunque cercare di avvicinarcisi il più possibile. Perché questo è ciò che ogni persona si aspetta di trovare quando naviga un sito web. Anche tu!

    Troppe volte mi ritrovo a nagivare su siti di piccole aziende, quelle che hanno il sito web ma non sanno perché ce l’hanno, e vengo assalito dallo sconforto. Anche quando vado sul sito migliore del lotto, non riesco a lasciarmi andare, a farmi tranquillizzare dal sito, sia a livello di design – architettura e navigabilità, non solo colori e forme – sia a livello di contenuti.

    Eppure non è davvero difficile migliorare tantissimi siti. Basta iniziare a chiedersi seriamente “perché questo sito? A cosa serve?”. Dalla risposta discende poi facile la ricerca dei singoli problemi e delle possibili soluzioni.

     

  • Local Strategy

    Local strategyLocal SEO è nato nel 2009, per dare seguito alla Guida al posizionamento su Google Maps (che all’epoca fu pubblicata su Knol, l’esperimento poi chiuso di Google di replicare una sorta di Wikipedia/Squidoo). Anzi, prima ancora che per dare seguito, fu proprio per dare una casa a quella guida, prima che venisse persa per sempre (oggi magari è alquanto obsoleta – non ancora troppo comunque – ma il lato romantico di me ci teneva a salvarla dall’oblio).

    In seguito il sito non ha avuto poi dal sottoscritto la cura dovuta (e sì che l’argomento era e continua ad essere un trend in continua crescita), anche perché la vita professionale si trovò centrata su altri tipi di attività SEO.

    Se c’era già allora una persona in Italia che avesse una profonda conoscenza di Google Maps (potrei dire “a parte il sottoscritto”, ma la modestia è una mia ineliminabile caratteristica), questa era Luca Bove.

    Con Luca ne parlammo, all’epoca, di aprire un blog insieme sul local SEO, poi il tempo per entrambi era sempre troppo poco e quindi non se ne fece nulla. Io aprì comunque Local SEO per il motivo detto sopra, ma nulla più.

    Ora è con immenso piacere sapere che da un lato io ho più tempo (mai quanto ne vorrei, ovvio) per poter dedicarmi anche a questo progetto e dall’altro Luca ha aperto (non da solo: mi pare di capire sia un progetto aziendale, quindi più persone avranno modo di seguirlo) Local Strategy.

    Local Strategy è partito da poco (un mese o poco più), ma da quel poco che ho avuto modo di vedere finora è sicuramente una risorsa più aggiornata di Local SEO, con maggiore attenzione alle novità. Consiglio vivamente di seguirlo, a chi si interessa di local SEO.

  • Anatomia di una pagina Facebook

    Dopo aver mostrato come creare una pagina su Facebook (e prima di mostrarti come utilizzarla in maniera efficace), ritengo sia importante mettersi d’accordo sui termini. Quindi, in questo breve articolo, potrai capire cos’è una immagine di profilo ed una di copertina, imparerai come passare dal tuo account personale a quello aziendale e viceversa, etc. Se sai già come muoverti all’interno di una pagina Facebook, puoi tranquillamente risparmiarti la lettura di questo articolo e dedicare i prossimi 5 minuti ad altro 😉

    Per mostrarti come è fatta una pagina Facebook, userò a titolo di esempio quella del Casino di Venezia a Malta della quale ho fatto alcuni screenshot. Sotto ad ogni screenshot, trovi la spiegazione di ogni relativo punto.

    Anatomia di una pagina Facebook - 1

    1. La foto di profilo della pagina. Di norma, viene usato il logo dell’azienda.
    2. Il nome della pagina. Di norma, è il nome dell’azienda o del brand: insomma, usate il nome con cui è conosciuta l’azienda.
    3. Le informazioni principali dell’attività. Quando si parla (come facciamo noi in questa guida) di imprese locali, tra queste informazioni troviamo anche l’indirizzo ed eventualmente (come nell’esempio) l’orario di apertura.
    4. L’immagine di copertina. La tentazione di usare questa immagine per evidenziare offerte o incentivare azioni particolari da parte degli utenti può comprensibilmente essere forte, ma è vietato da Facebook! Fai quindi attenzione e segui le line guida per la foto di copertina.
    5. Il menù di accesso al Pannello di amministrazione contiene i link necessari per la gestione della pagina.
    6. Il passaggio tra l’account personale e l’account della pagina è sufficientemente chiaro nella breve descrizione data da Facebook (Stai pubblicando, commentando e cliccando su “Mi piace” come…). Non sempre però ci si ricorda di fare il passaggio, con il risultato di pubblicare post dal proprio account personale anziché dall’account della pagina, di condividere i post dall’account della pagina anziché dall’account personale, etc…

    Anatomia di una pagina Facebook - 2

    1. Le notifiche di nuove attività.
    2. I messaggi privati.
    3. Una veloce panoramica (con link di approfondimento) degli insights (le statistiche di Facebook).
    4. Gli ultimi “Mi piace” ricevuti dalla pagina.

    Anatomia di una pagina Facebook - 3

    Dal menù di accesso al pannello di amministrazione, si può accedere direttamente ad alcune voci tra cui, da non molto tempo, anche una gestione più granulare dei ruoli. Se prima c’era solo l’amministratore, infatti, ora ci sono i seguenti ruoli:

    1. gestore;
    2. creatore di contenuti;
    3. moderatore;
    4. inserzionista;
    5. analista dei dati di Insights.

    Questa separazione di ruoli permette di superare il vecchio problema del “tutto o niente” quando avevamo bisogno di dare accesso ad altre persone per far svolgere alcuni compiti.

    Anatomia di una pagina Facebook - 4

    Le Informazioni di base dell’ultima schermata di questo articolo dedicato all’anatomia di una pagina Facebook sono quelle relative ai dati più importanti in fase di setup della nostra pagina. “Di setup” perché tendenzialmente, una volta inserite le informazioni più importanti, queste non verranno più modificate. Ma sicuramente restano informazioni che devono sempre restare corrette perché sono davvero le più importanti: indirizzo, orari di apertura, contatti… Si imposta tutto da questa pagina, e più informazioni ci sono meglio è.

  • Come creare una pagina su Facebook

    Scuserete l’ovvietà: essere presenti su Facebook è davvero importante per qualsiasi azienda. Sicuramente è importante il modo in cui si sta su Facebook, ma intanto cerchiamo di capire il perché non si può ignorare il più famoso social network del mondo.

    Dopo Google, infatti, Facebook è il sito più trafficato in Italia, dove conta più di 22 milioni di iscritti (il che significa che più di 2/3 della popolazione internet italiana ha un account su Facebook!). E tanto basta per decidere che la propria presenza è irrinunciabile.

    In questo primo articolo dedicato a Facebook, essendo scritto per Local SEO (ovvero un sito che si rivolge alle attività localizzate), affonterò unicamente il discorso Facebook dal punto di vista di una azienda locale (ristoranti, hotel, negozi, etc.), ovvero ogni azienda il cui indirizzo fisico è elemento essenziale per il proprio business.

    Dunque, come si crea una pagina Facebook? Recandosi sull’apposita pagina e seguendo le istruzioni, partendo dalla selezione del tipo di pagina. Dato che sto parlando di imprese locali la pagina va creata selezionando Impresa locale o luogo.

    Va poi caricato il logo, aggiunta una descrizione, il link al proprio sito web e si può finalmente iniziare a lavorare per davvero sulla pagina (questi passaggi sono opzionali e possono essere eseguiti in una fase successiva).

    Visivamente, una pagina si presenta come un profilo personale, ma le differenze reali sono molte. E la prima differenza da ricordare è nel loro scopo! Infatti, il profilo personale va usato per una persona fisica ed una pagina va usata per una azienda/organizzazione/marchio/etc.

    Sono davvero tanti i motivi per cui creare un profilo per un’azienda è sbagliato. Ciò nonostante, vedo sempre troppe aziende cercare di promuoversi su Facebook partendo così male. Mi limito a citare i primi tre motivi che mi vengono in mente per non fare questo errore:

    1. è contro le linee guida di Facebook! Se decidono di essere fiscali, possono tranquillamente chiudere l’account, dovendo ricominciare daccapo;
    2. i profili hanno un limite agli amici (5000), limite che ovviamente non c’è nelle pagine. Raggiunto quel limite di 5000, non si potrà far crescere ulteriormente i nostri fan;
    3. i profili non hanno gli Insights, informazioni statistiche sulla pagina e sugli utenti (alcune informazioni possono essere estremamente utili).

    Inoltre, a parte ulteriori validissimi motivi, mi chiedo: sono l’unico che rabbrividisce all’idea di diventare amico di una azienda?

     

  • Guida al posizionamento su Google Maps

    Le ricerche localizzate stanno aumentando sempre più la loro importanza. Di conseguenza, i motori di ricerca stanno dando sempre maggior rilevanza ai risultati locali, ogni volta che la query al motore di ricerca coinvolge una determinata località.

    Chi opera nel settore turistico, ad esempio, si sarà accorto che quasi sempre le SERP sui motori di ricerca includono il Google 7-pack (fino a poche settimane fa era 10-pack, ma recentemente è stato portato a 7 risultati, sia per migliorare la leggibilità dei risultati locali sia per dare spazio al prossimo Local Listing Ads). Se ai local listing aggiungiamo gli annunci AdWords, ecco che i risultati naturali diventano immediatamente risultati poco visibili. Basti pensare che con risoluzione 1024×768, quello che segue è il risultato:

    Serp di Google.it per la query “hotel Verona”
    Serp di Google.it per la query “hotel Verona”

    Ecco perché è importante lavorare per migliorare la visibilità anche nel local listing!

    Ma come si fa SEO per le Google Maps? Va detto che la materia non è consolidata come lo è per la classica ottimizzazione dei siti web per le ricerche naturali e, di conseguenza, è maggiormente soggetta a possibili variazioni di algoritmo da parte del motore di ricerca. Ci sono comunque dei fattori ritenuti generalmente molto importanti e non c’è ragione di attendersi particolari rivoluzioni.

    Il primo passo da compiere per iniziare una attività SEO sul local listing è quello di rivendicare il luogo, qualora sia già presente su Google Maps (basta cercare l’attività nelle ricerche locali: se l’attività è presente all’interno di Google Maps, basta cliccare sul link “modifica questo luogo”), oppure inserire una nuova scheda dal Google Business Center.

    Nel compilare la scheda, è importante seguire alcuni criteri:

    1. il nome dell’azienda o organizzazione deve essere esattamente il nome ufficiale, senza aggiunta di altri termini (parole relative al tipo di attività o alla località). Se inserire più keyword può dare qualche vantaggio iniziale, infatti, va ricordato che usare ulteriori termini rispetto al nome ufficiale dell’azienda/organizzazione è considerata da Google una tecnica di spam, e quindi c’è il concreto rischio di penalizzazioni;
    2. vanno evitate le schede duplicate! Se esiste già una scheda relativa all’azienda, è bene rivendicare questa scheda, per evitare di creare un duplicato. In tutti i database usati da Google Maps per prelevare informazioni relative all’azienda, è bene usare sempre lo stesso nome in modo da evitare che Google consideri le due aziende diverse. Avendo più schede per la stessa attività si rischia infatti di diluire la forza del listing nelle SERP locali;
    3. usare sempre lo stesso indirizzo. Questo elemento è importante quanto il nome stesso dell’attività, dato che l’indirizzo viene usato per identificare univocamente l’azienda;
    4. usare, finché possibile, sempre lo stesso numero di telefono fisso, in modo da confermare la consistenza dei dati geografici;
    5. scegliere le categorie più adatte. È importante sceglierne almeno una tra quelle proposte da Google stesso, e poi può essere accettabile inserire categorie nuove, se descrivono il tipo di attività meglio delle categorie disponibili;
    6. compilare una buona descrizione, accurata, ricca di parole chiave (ma che siano leggibili da un essere umano!). Purtroppo Google non permette ancora la creazione di schede multilingua (anche se questa feature potrebbe arrivare tra non molto tempo), e quindi va deciso se creare una scheda in una sola lingua o se invece usare più lingue all’interno della stessa scheda. Personalmente consiglio di scegliere una sola lingua, a meno che il traffico del vostro listing non sia effettivamente internazionale.

    Per quanto riguarda il sito web, è buona norma inserire l’indirizzo (uguale a quello riportato nella scheda del Local Listing). Il footer è la posizione ideale per questo tipo di informazione (e tra l’altro, è probabile che inserendo lì questa informazione la ritroverete in ogni pagina del sito).

    L’ultima cosa da fare è relativa alla popolarità dell’azienda. Così come nel SEO normale la popolarità di un sito web è valutata analizzando la quantità e la qualità dei link ricevuti, allo stesso modo nel local SEO la popolarità è valutata analizzando la quantità e la qualità dei riferimenti, ovvero le citazioni, relativi all’azienda. Non più link, quindi, ma nome + indirizzo.

    In realtà, è probabile che la solita link popularity possa avere un ruolo nel posizionamento della scheda locale, ma sicuramente ci sono tanti altri fattori in gioco, e diversi tra questi sono più importanti della link popularity.

    Ad esempio, la presenza della propria azienda all’interno di alcune fonti (in primis le Pagine Gialle) aiutano molto la visibilità della propria scheda aziendale su Google Maps.

    Per trovare le varie fonti usate da Google per valutare il local ranking è sufficiente studiare le SERP d’interesse e guardare dove, per le altre schede, Google ha preso i dati. Vale comunque la pena non sottovalutare fonti minori, qualora diano la possibilità di inserire sia un link al sito web sia l’indirizzo fisico, in modo da rafforzare sia il posizionamento organico sia quello locale.

    Tra le informazioni usate da Google ci sono anche le recensioni, prelevate da altri portali oppure inserite dagli utenti direttamente sul local listing: se sicuramente è importante avere un alto numero di recensioni, è altrettanto importante che la maggior parte di queste siano positive. Se anche il rapport tra recensioni e recensioni positive non fosse un fattore usato da Google, certo non vogliamo apparire con la nostra scheda su Google Maps se la maggior parte delle recensioni sono negative.

    Anche la creazione di video, magari caricati su Youtube, può aiutare: infatti, con le nuove pagine, Google visualizza anche video, in alcuni casi. Insomma, tra recensioni e video, il Local Business Listing si presenta un po’ come un aggregatore di contenuti. Vale quindi la pena sfruttare alcune strategie di social marketing.

    Un altro fattore che Google adotta per valutare le SERP è la distanza dell’azienda dal punto esatto in cui si è compiuta la ricerca. Infatti, tramite dispositivi mobili, è possibile usare Google Maps per trovare attività commerciali in zona. Google, quando si usa Google Maps da cellulare, sa dove ci troviamo, ed usa questa informazione per trovare i risultati per noi più pertinenti. Ma ovviamente sulla posizione fisica dell’azienda non possiamo influire, quindi c’è poco da fare in questo caso per migliorare il posizionamento.

    Per riepilogare i punti essenziali di questa breve guida al posizionamento su Google Maps:

    • rivendicare la scheda sul local listing,
    • arricchirla di contenuti,
    • assicurarsi di mantenere dati consistenti.